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Quali sono i criteri che ci guidano nell'affermare che un atto umano è normale oppure anormale? Diverse sono le risposte in rapporto ai diversi punti di vista fenomenologico, sociologico o genetico. Con criteri psicoanalitici, quindi genetici, difficile è stabilire una distinzione certa ed univoca tra ciò che è salute e ciò che è male psichico. Kubie (1) caratterizza la condotta anormale soffermandosi su due criteri: la necessità di ripetizione e la rigidità. Di questi due criteri solo il secondo è specifico in quanto la necessità di ripetizione può caratterizzare anche la condotta normale. Le ripetizioni nevrotiche hanno però come caratteri propri l'automaticità e soprattutto l'obbligatorietà rispetto alla coazione a ripetere dell'individuo normale necessaria alla sua vita.
La mancanza di rigidità, la flessibilità del comportamento normale, dipendono non dalla qualità dell'atto stesso, ma dalla natura dell'insieme delle forze che l'hanno prodotto. Volendo esaminare più a fondo i meccanismi che determinano il gioco di queste forze si giunge ad affrontare i complessi problemi inerenti ai meccanismi di investimento e disinvestimento oggettuale libidico. Un particolare aspetto di questi meccanismi interessa al nostro argomento: mi riferisco alla osservazione fatta da Freud (2) secondo la quale è possibile descrivere un particolare aspetto nei meccanismi di distribuzione libidica: la viscosità libidica che spiega, nella personalità nevrotica, il lento e faticoso processo di disinvestimento libidico oggettuale (*). Il soggetto normale può, difatti, allorquando nulla giustifica una sua fedeltà all'oggetto, trasferire la libido, mentre il nevrotico, come è noto, rimane rigidamente fedele ai primi investimenti oggettuali.
Un'altra possibilità che abbiamo a disposizione per tentare la differenziazione tra normale e patologico, risiede nell'ipotesi formulata da Kubie (1)