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Crediamo possa avere un certo interesse il testo della indagine tecnica condotta dal Prof. CESARE MUSATTI sulla validità probante del contenuto del “quaderno segreto” di una signora, prodotto dal marito a prova della infedeltà di lei nel giudizio di separazione coniugale da lui promosso. La relazione peritale, che, per essere rivolta, a giuristi, evita la rigorosa terminologia psicoanalitica, valorizza tuttavia concetti e metodi di cui la scienza è debitrice alla psicoanalisi, pervenendo a conclusioni che i Giudici hanno approvato e fatto proprie nella sentenza di appello.
Pubblichiamo perciò la Relazione peritale e vi premettiamo la sommaria esposizione della vicenda giudiziaria, desumendone gli elementi dalla sentenza (N. d. R).
In una città siciliana abitavano all'epoca del fatto due coniugi, la signora C. e il Dott. P., aventi rispettivamente 27 e 31 anni, sposati da sette anni e con due bambini, una di 5 anni e uno di 3. Nessuno screzio di rilievo vi era stato precedentemente fra i coniugi, se si eccettua una scenata, tuttavia senza conseguenze, intervenuta quattro anni prima a seguito di due lettere anonime pervenute al marito (mentre egli era assente per un breve periodo di servizio militare) in cui lo si metteva in guardia contro la possibilità di una infedeltà della moglie. Poiché la carta su cui le anonime erano scritte era di tipo speciale non più a quell'epoca in commercio, mentre una certa quantità di carta eguale esisteva nella casa dei coniugi, è sorto nel consecutivo giudizio il sospetto — non per altro avvalorato da altre prove — che le lettere fossero state scritte dalla moglie stessa per provocare la gelosia e quindi un maggior interessamento verso la signora da parte del marito.
Il padre del Dott. P., di professione medico, trovandosi un giorno del maggio 1953 in casa dei coniugi in loro assenza, e intrattenendosi nello studio del figlio, rovistò per curiosità nel cassetto aperto dello scrittoio, rinvenendo un quaderno dove, oltre a vecchi conteggi