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Numerose e significative sono le ricerche condotte in questi ultimi anni in base al principio che l'indagine effettuata su animali può chiarire, anche se in modo indiretto, alcuni problemi di base della psicologia umana.
Per una di quelle strane e quasi paradossali situazioni che l'indagine scientifica può creare, è indubbiamente merito di PAVLOV, fisiologo rigidamente avverso ad ogni interpretazione psicologica, di aver offerto alla Psicologia la possibilità di usufruire idi tecniche che sembravano fino a quel momento di esclusivo dominio del fisiologo.
Indubbio valore per la psicologia hanno infatti i rilievi effettuati da PAVLOV (1) quasi incidentalmente allorché, nel corso delle sue esperienze sui riflessi condizionati nei cani, ha potuto osservare il prodursi di “modificazioni funzionali di tipo cronico dell'attività normale degli emisferi cerebrali”. Ciò che ha colpito PAVLOV, è stata la sorprendente analogia tra queste modificazioni indotte sperimentalmente ed i quadri descritti da JANET nel capitolo delle nevrosi umane.
LIDDELL (22) e FULTON (4) di recente hanno meglio delimitato questo parallelismo che altri autori addirittura negano: le nevrosi sperimentali in animali sarebbero infatti da paragonarsi solo alle nevrosi belliche della patologia umana.
Prima però di procedere alla descrizione delle tecniche adottate dai diversi ricercatori e delle esperienze da essi eseguite va affrontato un quesito di ordine teorico: è legittimo avvalersi dei dati della sperimentazione di laboratorio su animali per spiegare la fenomenologia psicologica e psicopatologica umana?
Se per il passato chi si occupava di Psicologia animale giungeva spesso a deduzioni arbitrarie in funzione delle conoscenze di Psicologia umana da