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Si tratta della allocuzione pronunciata dal presidente onorario della Società Psicoanalitica Internazionale alle cerimonie del centenario di Freud, a Londra.
Innanzi tutto, l'oratore; esclude che la differenza tra il genio e l'uomo; medio sia qualitativa; in altre parole, che nel genio sia presente qualche attributo mancante invece presso tutti gli altri esseri umani. Si tratterebbe piuttosto di una differenza quantitativa, nel senso di una particolare riuscita di determinati meccanismi.
Da un punto di vista superficiale, perché si possa parlare di genio, vengono comunemente considerati requisiti necessari:
la capacità di destare nello spettatore un sentimento di sorpresa. Può anche darsi, ma non necessariamente, che eguale sentimento di sorpresa sia provato anche dal beneficiario.
un certo grado di intuizione nella ispirazione, una attitudine passiva. Questo stato di abbandono ha grande importanza nel processo della produzione;
la periodicità. L'oratore; a questo proposito nega che l'alternanza; di produttività e no possa essere interpretata come una ciclotimia in senso clinico (così qualcuno ha detto), ma ritiene che possa essere semplicemente spiegata dal ritmo naturale della vita, particolarmente dalle variazioni di tensione libidica.
Approfondendo l'esame; e tenendo particolarmente d'occhio; la produzione scientifica l'oratore; ritiene di poter aggiungere:
l'onest;à assoluta;
l'originalit;à. Questa consisterebbe nel fatto che la nuova scoperta deve essere in grado di mutare profondamente il corso di una scienza, di spiegare tutta una serie di fenomeni fino ad allora inspiegabili, di utilizzare ed integrare osservazioni particolari fatte da altri. Tutto questo sembra potersi attribuire alle scoperte di Freud: in particolare l'importanza; su tutta la vita affettiva della paura di essere castrati, secondo l'oratore;, costituisce la più originale delle scoperte di Freud.