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In questi ultimi anni, dice l'A;., assistiamo ad uno spostamento intenso dell'interesse; degli psicoanalisti verso le prime fasi dello sviluppo affettivo, mentre contemporaneamente sentiamo porre molto di più di una volta diagnosi che sotto diverso nome alludono ad uno stato intermedio tra la nevrosi e la psicosi.
L'A;. ritiene che ciò sia dovuto alla sempre più frequente osservazione che, nel corso dei
trattamenti psicoanalitici condotti secondo le regole classiche, si instaurano relazioni oggettuali di tipo particolare, che l'A;. chiama stati di dipendenza. Sarebbe il trattamento psicoanalitico in quanto tale, a produrre direttamente tali stati di dipendenza, che vengono invece descritti da altri autori come stati a sé (nevrosi di abbandono, nevrosi orali, psicosi latenti, borderline states).
Clinica - Questi stati di dipendenza si manifestano ad analisi già avviata; anzi tanto più tardi quanto l'Io; del paziente è meglio organizzato. Si tratta, secondo l'A;., di una gigantesca regressione che si manifesta in fase di stagnazione dell'analisi;, quando l'analista; si sarebbe aspettato la risoluzione dei conflitti edipici.
Questa regressione è caratterizzata dalla ambivalenza affettiva della fase orale (succhiare e mordere, secondo ABRAHAM) e dalla estrema sopravalutazione della persona dell'analista;. Un intenso bisogno d'amore; colorisce effettivamente tale stato (per questo lo si chiama comunemente stato di dipendenza affettiva).
Questo annullamento di sé, questo ritorno a una situazione adualistica (identificazione primaria) fanno coniare all'Autore; l'espressione; “psicosi di transfert” la quale dovrebbe però essere intesa come tendenza che si manifesta nel paziente più che come punto di arrivo; visto che l'A;. più oltre definisce lo stato di dipendenza come una perversione che sia “inverso della psicosi”, rovesciando la formulazione freudiana di “nevrosi come inverso della perversione” in “perversione come inverso della nevrosi” ed applicandola, modificata, a que