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L'Autore; riferisce il caso di uno studente in matematica, fuori corso da alcuni anni, che indicava quale sintomo, per lui preoccupante, l'estrema; difficoltà di studiare. Quando cioè si trovava di fronte alla materia per la quale nutriva un vivo interesse e che cercava di “capire” alla perfezione, veniva preso da dubbi ossessivi di fronte a determinati problemi che gli sembrava di non aver ben chiariti, problemi che raramente potevano trovare una formulazione logica, ma che investivano in genere argomenti generali quali per esempio quello di come si possa mettere in relazione la definizione data dallo stesso concetto in analisi algebrica e fisica. Veniva preso allora da uno stato angoscioso (ma nello stesso tempo eccitante, per cui gli costava un grande sforzo interpretarlo) che gli impediva di proseguire lo studio e che il paziente stesso paragonava ad una masturbazione psichica. La soluzione di quel problema diventava per lui di una importanza fondamentale, quasi una questione di vita o di morte. Gli sembrava di non aver più alcun valore, che nulla avesse più senso se non riusciva a trovar chiarezza a questi suoi dubbi, che i suoi studi (che pure aveva perseguito fino alla laurea con soddisfacenti votazioni) fossero inutili, che tutto dovesse crollare. Tali dubbi angosciosi, tali elucubrazioni mentali su problemi pseudoscientifici più che scientifici (una specie di quadratura del cerchio inquantochè la impostazione stessa conteneva qualche cosa, di