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II 25 luglio 1956 alle 23,05, a poche miglia dall'isola di Nantucket, il piroscafo svedese Stockholm speronava a tribordo il piroscafo italiano Andrea Doria, provocando uno dei più colossali disastri della storia marittima. Noi eravamo passeggeri dell'Ile de France e passammo circa dodici ore ad intervistare ed osservare i superstiti, l'equipaggio dell'Ile de France che partecipava all'opera di salvataggio e i passeggeri che erano a bordo della nostra nave.
Va segnalato che le cause del disastro erano allora puramente oggetto di congetture perché non vi erano elementi di fatto per stabilire su chi ricadesse la responsabilità. Le inchieste successive poterono stabilire le circostanze della sciagura e gli AA. sono lieti che le loro osservazioni possano essere ora esaminate alla luce degli elementi accertati e assumano in tal modo maggior valore. Essendo noi gli unici psichiatri e psicoanalisti presenti in quel momento, eravamo in una posizione privilegiata per fare osservazioni estemporanee. I nostri dati, raccolti con cura dopo interviste con un gran numero di persone, non costituiscono uno studio scientifico sistematico del fatto ma possono rappresentare un modesto contributo alla psicologia dei disastri.
Lo stato emotivo dei superstiti può essere suddiviso in due fasi distinte: lo stato dello shock psichico iniziale e la fase di ricupero. Durante la fase dello shock iniziale i superstiti si comportavano come se fossero stati sotto l'azione di sedativi. È indubbio però che una sia pur minima quantità di