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L'A. informando la sua ricerca alle teorie della Klein, relative alle posizioni schizoide-paranoide e depressiva, sostiene che durante lo sviluppo infantile lo schizofrenico esperimenta la posizione depressiva, ma è incapace di elaborarla per la sofferenza che intrattiene. Il meccanismo di difesa che viene impiegato per evitare la depressione è la identificazione proiettiva, attraverso il quale una parte dell'Io viene scissa e proiettata dentro un oggetto, con la conseguenza di perdita di una parte dell'Io e di alterazione della percezione dell'oggetto.
Durante il trattamento analitico, l'analisi delle ansie paranoidi e dei processi di idealizzazione e di scissione induce il p. a vivere ansie depressive, dalle quali il p. cerca di liberarsi attraverso la identificazione proiettiva. Il p. cioè proietta la parte depressa del proprio Io nell'analisi e sviluppa atteggiamenti con i quali cerca di provocare nell'analista dei sentimenti depressivi. Secondo l'A. è molto importante che l'analista sappia trovare in quali circostanze la parte dell'Io per p. capace di vivere la depressione è stata provocata.
Illustra due casi a dimostrazione dell'assunto e conclude dicendo che quando il p. proietta la parte depressa dell'Io perde la parte più sana del proprio Io e l'analista diventa di nuovo oggetto persecutorio in quanto è sentito come se volesse spingere di nuovo nel p. la parte che il p. stesso ha proiettato. L'analisi nel transfert di questa reazione terapeutica negativa ha il compito di far riguadagnare dal p. e rinforzare la parte dell'Io di cui si è privato con il meccanismo di identificazione proiettiva.