You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
In questo notevolissimo lavoro Racamier, in collaborazione con Blanchard, oltre a recare un personale contributo psicoanalitico al problema della mania, critica acutamente i classici schemi descrittivi di questa forma morbosa.
Com'è noto, la psichiatria tradizionale dopo aver individuato nosologicamente la psicosi maniaco-depressiva, ne cristallizzì il quadro psicotico in una immagine assimilabile alla simbolica figura del Giano bifronte, spiegandone le oscillazioni attraverso l'azione di un genio capriccioso localizzato nel diencefalo. Il maniaco venne descritto come il campione del contatto interpersonale, l'essere assolutamente felice in preda ad un ilare stato di grazia.
L'assunto di Racamier, che riflette fra l'altro l'orientamento psicoanalitico e psicodinamico, è al contrario che la mania e l'euforia morbosa rappresentano una elaborazione della melanconia e, più estensivamente, dell'angoscia depressiva. In questa prospettiva la melanconia è situata come epicentro della psicosi maniaco-depressiva, e viene superata l'apparente antinomia fra la mania ed il concetto di “angoscia come fatto universale e fondamentale della psicopatologia”.
Per sviluppare questi concetti l'Autore si riferisce in primo luogo a dati clinici ampiamente documentati - gli stati maniacali successivi ad eventi dolorosi, le manie da lutto, il suicidio dei maniaci, il passaggio spontaneo e terapeutico della melanconia alla mania ed infine i cosiddetti “stati misti” -, in secondo luogo a dati psicopatologici - basati sull'analisi dinamica e fenomenologica dell'esperienza maniacale, le quali hanno distrutto il mito della suprema felicità del maniaco che “va ovunque tranne che all'oggetto” e “viene attirato dagli oggetti nella misura che questi gli permettono di sfuggirne altri”, che è incapace secondo Ey, di risolvere l'antinomia fondamentale della propria esistenza, se non su profondi livelli di dissoluzione per cui non esistono che le soluzioni estreme dell'orgia o della dannazione -, ed infine