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L'A. descrive le reazioni di certi pazienti ad un'inconscia sensazione di persecuzione interiore, cioè alla fantasia di essere minacciati da “cattivi” oggetti interni che rappresentano gli impulsi aggressivi dei pazienti. Questa situazione puì essere coscientemente avvertita in vari modi: come una sensazione di interiore cattiveria o indegnità o, se proiettata all'esterno, come minaccia di pericolo esteriore.
La prima parte del lavoro cerca di mostrare come questa reazione ansiosa sia molto simile alla frequente paura degli esami. È evidente come tale paura risulti adatta a rappresentare il timore che le tendenze cattive, benché profondamente nascoste e negate, vengano smascherate e scoperte, con conseguente danno. Nell'ultima parte sono discussi alcuni casi nei quali la difesa attraverso l'esteriorizzazione di un pericolo interiore è complicata da una scissione dell'Io e conduce alla formazione di sintomi di spersonalizzazione e a sensazione di irrealtà. Mentre la paura degli esami è stata studiata attraverso l'analisi di tre casi, le sensazioni di cambiamento dell'ambiente (e, quindi, della sua irrealtà) e dell'Io (avvertito modificato con conseguente spersonalizzazione) sono state esaminate mediante la descrizione di due casi. Nell'ipocondria l'A. ha trovato che gli oggetti persecutori inferiori erano espulsi dall'Io psichico e venivano localizzati nell'Io somatico. Talvolta, dopo questa localizzazione, gli oggetti interiori persecutori venivano proiettati nell'ambiente con conseguente formazione di sensazioni di cambiamento della realtà e, quindi, di irrealtà. In tali casi si verificava un miglioramento dell'ipocondria, mentre il mondo esterno appariva “cattivo” (o morto). La peculiare forma di persecuzione interiore che aveva condotto all'ipocondria, rimaneva dimostrabile attraverso una sensazione di irrealtà.