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Non ogni domanda infantile presenta una problema: di fronte ad alcune interrogazioni le risposte appaiono semplici e risultano soddisfacenti. In altri casi puì sorgere l'incertezza circa la misura nella quale incoraggiare o scoraggiare la curiosità. Il problema
talvolta è legato al numero delle domande, talvolta all'insoddisfazione per le risposte o ad altre circostanze. Per orientarci in questo campo occorre distinguere tra interesse e curiosità. Mentre nell'interesse vi è una relativa libertà dal timore, nella curiosità esiste spesso una componente di ansia e di impazienza. L'esperienza psicoanalitica mostra che, dietro ad una domanda che a prima vista sembra di natura intellettuale, si celano spesso paure patologiche, dubbi e inibizioni. Le domande del bambino possiedono vari significati latenti, collegati a concezioni infantili del mondo, diverse da quelle dell'adulto. Inoltre la presenza di ansia nella curiosità impedisce al bambino di trarre dalle risposte la più completa soddisfazione. Nel dare la risposta occorre tenere presente non solo il contenuto manifesto della domanda, ma anche i motivi che la determinano. Naturalmente i genitori non possono individuare tutti i motivi inconsci delle domande (o della loro mancanza), ma sono in grado di rilevare l'atteggiamento che accompagna il quesito e di intuire se prevalgono gli elementi consci-intellettuali o quelli emotivi. La scelta delle persone alle quali sono rivolte le domande infantili è significativa: essa è determinata non solo dalla vicinanza, dalla simpatia, dall'intelligenza ma anche da altri fattori. Le domande imbarazzanti ed esasperanti sono spesso rivolte alle persone che il bambino cerca di porre in imbarazzo e di attaccare. Benché l'aggressività associata risulti chiara nei modi e nella espressione, benché l'elemento coatto sia notevole, il porre l'attacco sotto forma di domande indica che il bambino non ritiene che la porta è definitivamente chiusa per lui e dimostra che egli non ha abbandonato