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Il Gioco” di Verlaine come metodo diagnostico.
Prima di accennare alle possibili utilizzazioni di questo “gioco” a fini diagnostici, occorre ricordare sommariamente sia lo scopo tendente a ripristinare condizioni di intercomunicabilità in soggetti incapaci a comunicare verbalmente, sia le due regole fondamentali (1). “1) Il soggetto non riceve alcuna istruzione verbale ed apprende il suo ruolo nel Gioco solo osservando e imitando lo sperimentatore. Le rappresentazioni vengono comunicate esclusivamente tramite rappresentazioni grafiche, gesti e pantomime. 2) Il “dialogo” viene limitato alla comunicazione di rappresentazioni di attività e di oggetti concreti, presenti nella realtà percettiva immediata dei partecipanti… Una tipica seduta — alla quale partecipa uno schizofrenico paranoide, inaccessibile al metodo verbale — procede come segue. Lo sperimentatore disegna una sedia alla lavagna, usando ostentatamente come modello una sedia che si trova nella stanza ove le sedute hanno luogo; divide quindi il gesso a metà e ne offre parte al soggetto. Il soggetto aggiunge alla sedia disegnata dallo sperimentatore particolari che lo sperimentatore aveva appositamente trascurato. In breve tempo soggetto e sperimentatore usano la stessa figura per rappresentare la sedia della stanza. Per accrescere la fedeltà della riproduzione si usano pure gessi colorati. Periodicamente lo sperimentatore compie pantomime intese ad esprimere approvazione (o disapprovazione) ed incoraggiamento. Il soggetto “risponde” con gesti e pantomime… Non esistono dati troppo insignificanti o superficiali per una seduta non verbale: i mobili e le suppellettili della stanza, una donna intenta a cucire nell'appartamento di fronte, un insetto che entra dalla finestra, il giardino sottostante etc.