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Gli psicoanalisti hanno sempre considerato la percezione in relazione alle altre forme di attività mentale. Essi si sono soprattutto preoccupati di dimostrare la connessione tra i disturbi della percezione e i processi mentali inconsci. FREUD , a proposito della visione, ha illustrato come alcune anormalità di questa forma di percezione si verifichino quando essa diviene la sede di un conflitto inconscio tra impulsi sessuali e forme repressive. Questa concezione dinamica della visione come un fenomeno costantemente influenzato da tendenze inconscie, proibizioni e ansietà, costituisce solo un aspetto della teoria psicoanalitica della percezione. Una comprensiva descrizione di un processo mentale deve, dal punto di vista psicoanalitico, includere gli aspetti topografici ed economici oltreché dinamici. Si è così giunti a considerare la percezione come il prodotto terminale di una serie di processi di eccitazione di tipo dinamico ed economico che si presentano nell'apparato mentale. L'A, ricorda un numeroso gruppo di dati sperimentali (WERNER , MC GINNIES , GILCHRIST e NESBERG , BEAMS e THOMPSON , MC CLEARY e LAZARUS ) che possono essere spiegati ammettendo l'esistenza di un processo di percezione preconscia.
I dati sperimentali citati offrono una conferma del punto di vista psicologico, secondo il quale la percezione, come gli altri processi mentali, passa inizialmente attraverso una fase inconscia. Si svolge inconsciamente una complessa interreazione tra esigenze somatiche, stimolazione esterna, sensazioni interne e l'influenza della passata esperienza. L'individuo non può più essere considerato come un essere che viene stimolato e, in seguito, percepisce o riconosce e, finalmente, reagisce. Per spiegare i dati clinici e sperimentali bisogna ammettere che la stimolazione è seguita da una reazione e che parte della reazione appare come cosciente percezione.
La reazione che segue all'iniziale stimolazione può, in alcuni casi, essere rinforzata e costituire la barriera dif