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FERGUSON RODGER ed EDWARD GLOVER hanno illustrato come in alcune fobie monosintomatiche e nell'omosessualità la prognosi sia scarsamente favorevole.
Secondo l'A. molti casi di omosessualità possono essere descritti come fobie monosintomatiche, nelle quali l'equilibrio mentale viene mantenuto fino a quando la situazione temuta,
cioè il contatto sessuale con donne, è evitata. Nella maggior parte dei casi di omosessualità vi è inoltre la seguente difficoltà: i pazienti non conoscono le loro paure (a differenza di quanto accade nei fobici). Le inconscie ansietà vengono nascoste, in alcuni casi, da un atteggiamento di superiorità o di odio, in altri, da un'eccezionale facilità nei contatti sociali con le donne.
Senza negare l'esistenza dei fattori costituzionali (che, in alcuni casi, possono essere i più importanti) occorre tener presente quanto segue.
Gli omosessuali hanno la tendenza a sopravalutare i fattori di natura biologica ed endocrina, sia per difendersi nei riguardi della disapprovazione sociale, sia per sostenere la apparenza di normalità psichica. La psicoterapia risulta indicata in un particolare tipo di omosessuali, quelli che sono neurotici e consapevoli della genesi psichica del disturbo. In questo gruppo non è sempre possibile, a prima vista, distinguere se l'ansietà cosciente origina da un conflitto interiore o è prevalentemente dovuta a fattori esteriori di carattere sociale o legale. A questo proposito si rende necessaria un'esplorazione psicologica che può fornire risultati utili non solo allo psicoterapista, ma anche al paziente (in seguito alla riduzione di ansietà irrazionali). Un altro fattore che deve esser tenuto presente nell'indicazione della psicoterapia risulta costituito dall'età. I migliori risultati si ottengono tra i 20 e i 30 anni, anche tra i 30 e i 40 anni si possono avere buoni risultati.
L'esperienza non sempre conferma la generale previsione secondo la quale sarebbe più facile aiutare un omosessuale attivo a cambiare l'oggetto mas