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Inizialmente la psicoanalisi si è interessata dello sviluppo infantile solo in forma indiretta, per spiegare la sintomatologia e il comportamento di adulti neurotici. In principio FREUD ha condiviso le convenzionali idee dell'innocenza infantile e, per un certo numero di anni, ha attribuito il contenuto sessuale dei ricordi infantili alle conseguenze di precoci stimolazioni effettuate dagli adulti. A questa teoria della seduzione FREUD ha rinunziato quando si è accorto dell'insorgenza di spontanee fantasie sessuali nel bambino. La seduzione degli adulti è stata allora considerata come causa di un possibile rinforzo, non come necessaria condizione per lo sviluppo della sessualità infantile. La ricostruzione freudiana dello sviluppo psicosessuale del bambino non solo ha rivelato un campo della vita infantile precedentemente trascurato, ma ha anche fornito le basi per la comprensione della continuità esistente tra il comportamento del bambino e quello dell'adulto.
Dopo il 1920, in seguito all'inizio delle analisi infantili, è stato possibile precisare le connessioni esistenti sia tra la sessualità infantile e quella dell'adulto, sia tra la sessualità e gli altri aspetti del comportamento del bambino. L'A. non pretende di presentare una esauriente rassegna dei contributi della psicoanalisi in questo campo ma cerca solo di illustrare i seguenti punti: 1) le relazioni tra le varie fasi della sessualità; 2) gli effetti di queste fasi sulle relazioni con gli oggetti; 3) gli effetti di queste fasi sulle funzioni dell'Io. Nei riguardi di 1) l'osservazione dei bambini normali ha permesso di sottolineare la natura graduale del passaggio dall'una all'altra fase della sessualità. Inoltre l'abbreviamento o il prolungamento della durata delle soddisfazioni relative ad una determinata zona erogena può influire sul decorso delle successive fasi della sessualità. A proposito di 2) l'A. sottolinea l'importanza di un sistematico confronto tra i dati relativi all'uomo e quelli riguardanti