You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Prima di accingerci a riesaminare la seconda teoria di FREUD sull'angoscia, ci sembra utile ricordare cosa lo spinse ad abbandonare la prima. Egli si era reso conto che il concetto di una diretta trasformazione della libido in angoscia non era più sostenibile, dato che la natura spiacevole dell'angoscia era in contrasto con quella piacevole della scarica libidica. E il fatto che l'angoscia non fosse dovuta ad una liberazione di energia libidica era, secondo FREUD, dimostrato dal caso dell'isteria di conversione in cui le cariche libidiche degli impulsi rimossi continuavano a essere soggette alla rimozione. Anche l'intima relazione tra libido ed angoscia non poteva più essere ritenuta valida, poiché clinicamente si osservava che anche la rimozione degli impulsi non di natura libidica provocava ansia. Inoltre, FREUD doveva spiegare come mai l'angoscia compare prima ancora della rimozione e chiarire il ruolo che le esperienze precedenti giocano sulla situazione ansiosa. Infine egli doveva prendere in considerazione le differenziazione strutturale dell'apparato psichico che aveva da poco formulato. E divenne inevitabile affrontare il problema di dove fosse posta la struttura specifica dell'angoscia e di come essa intervenisse in questo fenomeno.
È ben noto che nella seconda teoria di FREUD l'Io era ritenuto responsabile dell'angoscia. L'origine economica dell'angoscia perdeva, come egli continuava a ripetere, di importanza perché, secondo quanto egli allora pensava, l'Io lavorava con energia desessualizzata.
Tuttavia, nella seconda formulazione, alcuni dei concetti precedenti dovevano essere conservati: per esempio la distinzione tra angoscia automatica ed angoscia di allarme. FREUD considerava la prima “economicamente giustificata”, cioè provocata da una scarica di stimoli che sommergono l'Io (situazione traumatica), e della quale l'Io non è responsabile. Soltanto nel secondo tipo di angoscia (angoscia di allarme) l'Io anticipa la situazione pericolosa e si autocarica di