You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Egli non si sentì mai separato dalla terra sulla quale camminava o dagli alberi che gli si rizzavano incontro. Ma egli era tutt'uno con il vento che sferzava i suoi capelli e con la pioggia che li bagnava. Egli era montagna ed era anche se stesso. Era tutt'uno con il cielo che stava sopra di lui, con l'oceano che si frangeva contro le spiagge, con le rocce che sorgevano a formare scogliere. Egli e la natura confluivano.
Il suo passato e il suo futuro erano contemporanei all'aria che respirava. Per lui vi era soltanto l'oggi.
Le rocce, gli alberi, i fiumi, le montagne, le caverne, gli oceani e i monticelli di sabbia, erano animati, investiti dall'uomo con spirito umano. Anche gli animali erano umani. In un tale mondo persino il serpente strisciante giungeva a rappresentare un re, un dio.
Quando la tenera bruma gialla dell'estate era pigramente sospesa sulle pianure e sulle vallate, l'uomo antico viveva la sua vita serenamente (6). La turbolenza invece lo terrorizzava e l'intensità del suo terrore era proporzionata all'intensità degli eventi che lo turbavano. Terremoti, valanghe, vulcani, eclissi, inondazioni, maremoti erano per lui terrificanti non solo perché erano eventi gravi, ma anche perché giungevano inaspettati; per l'uomo primitivo anche questi flagelli della natura erano umani.
Non soltanto i violenti sconvolgimenti della natura terrorizzavano l'uomo primitivo, ma persino le minori variazioni della giornata lo rendevano estremamente insicuro.
La paura, anche nell'uomo moderno può essere improvvisa nel suo sorgere o può invece prolungarsi in uno stato cronico di tensione.