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Nel suo famoso lavoro “Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva” (noto nella letteratura psicoanalitica come “il caso dell'Uomo dei Topi”) - lavoro che non solo ci dà il quadro classico di un paziente ossessivo, ma costituisce anche un vero testo di scoperte psicoanalitiche in questo tipo di nevrosi - Freud (2) dichiara che “fu soltanto lungo la dolorosa via del transfert che il paziente riuscì a raggiungere una presa di coscienza”, e più avanti nello stesso scritto egli parla del transfert come di “questa scuola di sofferenza”. Come noi sappiamo, questa schmerzhafte Weg der Uebertragung - per usare la espressione originale di Freud - comprende nella sua più vasta accezione tutto quanto rientra nel rapporto fra paziente ed analista; in un senso più ristretto sta invece ad indicare, per servirci della formulazione di Berta Bornstein (1), “certi atteggiamenti emotivi del paziente verso il suo analista che ripetono i modelli della sua relazione infantile con i genitori” e con altre figure significative dei suoi primi anni di vita”.
Mentre questa via dolorosa del transfert è stata frequentemente e dettagliatamente descritta nelle sue varie sfumature attraverso tutta la letteratura psicoanalitica, ritengo che ben raramente sia stata resa in forma grafica mediante una serie di dipinti che illustrano le emozioni di transfert provate durante l'analisi da un paziente-artista.
L'idea per il presente lavoro mi venne suggerita dalla seguente circostanza: a circa due anni dalla fine del trattamento il paziente - un pittore professionista di mezza età che fin dalla prima adolescenza aveva sofferto di una grave nevrosi coatta - venne a farmi dono di una storia illustrata della