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Questo articolo rappresenta la continuazione di un lavoro - pubblicato nel 1953 - nel quale si prendevano in considerazione i rapporti tra terrore e invidia, specialmente terrore e invidia del pene nelle bambine (“Relazioni tra terrore del pene e invidia del pene”). Il presente articolo esamina principalmente la presenza e le conseguenze di tali stati emotivi nei ragazzi. Vengono a tal fine illustrati e studiati alcuni tipici ricordi di copertura tratti sia dall'esperienza clinica, sia da racconti autobiografici. Si mette in evidenza come, anche nel contenuto manifesto, le esperienze di terrore nella prima infanzia risultano strettamente collegate al rapporto con il padre. L'A. rileva come i primi ricordi di terrore siano collocati verso l'età di 4 o 5 anni, cioè durante il periodo fallico-edipico.
Sembra che il confronto tra il fallo infantile e quello paterno abbia un effetto maggiormente traumatico nei bambini che sono stati, a lungo, in intimo contatto con la madre. In tali casi le forti identificazioni femminili costituiscono elementi che accentuano le differenze con le caratteristiche virili paterne e favoriscono l'insorgenza della sensazione infantile di possedere soltanto un piccolissimo pene. Il bambino si sente allora svantaggiato nella lotta edipica e può venire orientato verso una più completa identificazione femminile, pur mantenendo il desiderio della potenza del fallo paterno. Se il padre appare in seguito una figura debole, il bambino può andare alla ricerca di un nuovo padre ideale allo scopo di reintegrare, di ricreare la perduta, primitiva immagine paterna. Tale fatto, talvolta, conduce, verso la costruzione del romanzo familiare.
In alcuni pazienti la tendenza a possedere