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La questione dell'atteggiamento critico della scienza sovietica verso la psicoanalisi suscita, nel nostro paese almeno, notevole interesse. Molti si chiedono il perché di un tale atteggiamento, e vorrebbero conoscere le ragioni addotte dagli psichiatri e dagli psicologi sovietici per un rifiuto della psicoanalisi.
Ci sembra pertanto interessante offrire al pubblico italiano la traduzione di uno studio sulle dottrine di Freud, apparso recentemente in due puntate sulla Rivista sovietica “Voprosy Psikhologhii” (Questioni di psicologia) e dovuto al Prof. F. V. Bassin dell'Istituto di neurologia dell'Accademia delle scienze mediche dell'URSS.
Questo studio è importante anche perché tenta di distinguere nello sviluppo delle dottrine psicoanalitiche fasi differenti. All'inizio delle sue ricerche Freud sarebbe rimasto ancorato a determinati concetti neurofisiologici, che l'A. ritiene accettabili e nei quali egli vede anzi una, impostazione metodologica non dissimile da quella sviluppata dall'indirizzo pavloviano. Solo più tardi, discostandosi da quei concetti, Freud avrebbe costruito una dottrina, priva secondo Bassin di ogni base scientifica e conducente ad una metafisica idealistica a sfondo reazionario.
Con questa distinzione Bassin tenta per così dire di salvare quanto (e non è molto a dire il vero) a lui sembra salvabile delle dottrine freudiane. Ed egli, a conclusione del suo studio, invita gli scienziati sovietici a non trascurare nel loro lavoro questi aspetti, gli unici secondo lui validi, del pensiero di Freud.
La tesi è evidentemente assai discutibile, ma è degna di rilievo, perché crea almeno la possibilità di un terreno di discussione.
Al lavoro di Bassin facciamo seguire due note critiche (una a carattere prevalentemente psicologico del Prof. Cesare Musatti, l'altra a carattere prevalentemente neurologico del Dott. Anteo Saraval). Non si vuole con tali note ribattere le osservazioni di Bassin per un puro gusto di ritorsione, o per ripetere cose che sono senz'altro