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In questi ultimi anni l'insegnamento di FREUD è stato più d'una volta oggetto di critiche sia nella nostra letteratura che in quella straniera (7, 26, 41, 9, 3, 16, 12, 8, 86, 83). Ormai non vi è dubbio che la psicoanalisi, la quale all'estero ha esteso la propria sfera di influenza ai più svariati campi della vita spirituale (56, 57, 50, 89, 82, 43, 45) e che in sostanza pretende di assurgere a una specie di sistema filosofico di concezione del mondo (81, 54), è ostile alla corrente del materialismo dialettico nel settore della neurologia e delle scienze naturali dell'uomo (5, 44).
Quali sono i motivi che ci inducono a riprendere una volta ancora l'esame di questa teoria?
Ecco il primo. I progressi compiuti dallo studio sulle localizzazioni delle funzioni cerebrali hanno gettato nuova luce sull'importanza dell'attività delle strutture subcorticali per il funzionamento delle forme più complesse dell'attività cerebrale (75, 65, 77, 76, 74). Questa circostanza, che rispecchia un progresso ormai indiscutibile e quanto mai importante per l'ulteriore sviluppo della neurofisiologia, ha provocato insieme alcuni fenomeni negativi. Nella psicologia e nella psichiatria straniere esso ha suscitato una netta ripresa delle correnti freudiane, che si sforzano di utilizzare i nuovi dati della teoria della localizzazione per approfondire la concezione psicoanalitica (69), mentre nel campo della neurologia esso è valso a rianimare la tendenza, già presente all'inizio del secolo nei lavori di REICHAKD, CHASKOVEVZ, KAPPERS, CAMUS e altri ancora, a connettere le forme superiori dell'attività cerebrale con le funzioni delle strutture di livello subcorticale (81, 62, 5).
Data la situazione, è necessario sottoporre ad attento esame i nuovi dati della teoria della localizzazione per dimostrare tutta l'infondatezza dei tentativi di utilizzarli per difendere la tesi fondamentale della teoria di FREUD sulla funzione direttiva degli elementi affettivi e vitali di origine subcorticale nel