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Poiché queste note critiche all'articolo dedicato da F. V. BASSIN alla psicoanalisi nella Voprosy Psikhologhii, e riprodotto in questa Rivista, hanno lo scopo di stabilire un dialogo con gli psicologi sovietici, mi sembra opportuno, rivolgendomi allo stesso BASSIN, di esporgli preliminarmente con grande chiarezza e sincerità quali siano le prime reazioni che la lettura del suo articolo suscita in me. In me che sono uno psicologo il quale vive nel mondo occidentale, che da molti anni si occupa di psicoanalisi, che ritiene tuttavia di occuparsene con una certa larghezza di vedute senza dogmatismi e preclusioni verso differenti indirizzi scientifici, che proviene dalla ricerca sperimentale e si considera anzi sempre sopra tutto uno sperimentalista, e che d'altronde per la sua formazione spirituale e per la sua milizia politica si trova sulle stesse posizioni ideologiche alle quali BASSIN si appoggia e a cui fa riferimento.
Vi sono alcune espressioni nell'articolo di Bassin, che io dovrei — con linguaggio giuridico — dichiarare irricevibili.
Quando BASSIN per criticare la psicoanalisi dice che essa è ostile alla corrente del materialismo dialettico, o che essa è una delle manifestazioni maggiormente reazionarie dell'attuale ideologia borghese, e in genere inserisce in tutto il suo articolo frasi dello stesso genere, egli si appella a criteri di valutazione che sono del tutto estranei alla polemica scientifica e che non sono accettabili.
Le dottrine scientifiche vanno giudicate per la loro validità o non validità, per la loro aderenza ai fatti o per la loro arbitrarietà, e non in base ad altri criteri. Non esiste una teoria scientifica progressiva ed una teoria reazionaria, ma solo una teoria confermata dai fatti ed una che dai fatti è smentita. Se mai potrà essere detta progressiva una dottrina, proprio in conseguenza del suo essere confermata dai fatti. Questo mi sembra l'unico modo corretto di intendere la posizione del materialismo dialettico nei confronti della scienza