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Le recenti acquisizioni elettrofisiologiche sulle funzioni delle strutture sottocorticali avrebbero, secondo il BASSIN, provocato alcune ripercussioni negative che lo hanno indotto ad un esame critico dell'argomento. Egli afferma che nella psichiatria e nella psicologia occidentali vi è “una netta ripresa delle correnti freudiane che si sforzano di utilizzare i nuovi dati della teoria della localizzazione per approfondire la concezione psicoanalitica”, mentre nel campo della neurologia è risorta “la tendenza a connettere le forme superiori dell'attività cerebrale con le funzioni delle strutture di livello sottocorticale”.
Prima ancora di avanzare le sue critiche l'A. premette che riuscirà ad assolvere completamente il proprio compito solo se potrà spiegare questi nuovi dati muovendo dalle posizioni della concezione pavloviana. È evidente che un lavoro critico che si prefigge uno scopo che non sia semplicemente quello di fare un esame sereno, anche se demolitore, di determinate teorie, ma di dare un'ulteriore dimostrazione di un'altra teoria è un lavoro viziato in partenza. Non è una critica scientifica, è opporre ad una teoria un'altra teoria.
E il “mito” di PAVLOV contrapposto al “mito” di FREUD con argomenti qua e là commisti a principi di dialettica marxista, rappresenta il filo conduttore di tutto il lavoro, per certi aspetti interessante e bibliograficamente assai ricco, del BASSIN.
Vi è un altro equivoco in cui BASSIN cade nel contrapporre PAVLOV a FREUD. Egli ascrive al primo il merito di aver sempre rifiutato “di includere concetti psicologici nel sistema di analisi fisiologica” e al secondo la colpa di essersi rifiutato “di includere concetti fisiologici nel sistema dell'analisi psicologica, e di aver ignorato la teoria fisiologica dei meccanismi cerebrali”. In tal modo la separazione tra fisiologia e psicologia che è un merito per PAVLOV diventa un demerito per FREUD, demerito che assommato a quello di aver