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Signore e signori,
Desterà forse qualche sorpresa che alcuni problemi inerenti al fenomeno della guarigione siano presi occasionalmente in esame da uno psicoanalista, piuttosto che da un internista o da un patologo. Il fatto è che come vedremo, il processo globale della guarigione di un essere umano coinvolge alcuni valori, e pone quesiti, che non sono di stretta pertinenza del medico generico, e che attingono invece a piani profondi della personalità psichica, ossia a ciò di cui prevalentemente si occupano proprio gli psicologi e gli psicoanalisti. Gioverà aggiungere che in questa disamina, lasceremo completamente impregiudicato qualsiasi problema tecnico relativo a questa o quella cura strettamente medica, non solo per motivi di competenza specifica, ma anche perché ciò non rientrerebbe nemmeno nel disegno di questa conversazione.
In una grande città della nostra Italia — e non già, supponiamo, dell'Africa centrale o della Polinesia — si trovano, a poca distanza l'una dall'altra, due targhe di fogge e dimensioni non molto diverse. Una è quella di un modernissimo poliambulatorio, provvisto di tutto l'occorrente per diagnosi e per cure anche specialistiche. L'altro reca il nome e la qualifica di un notissimo “mago” nostrano, anch'egli capace — a suo dire, e a detta di molti clienti — di individuare e guarire una notevole quantità di malattie.
Il raccostamento in questione è un po' l'indice, si direbbe, di quel che accade da qualche decennio a questa parte nella scienza e nella cultura moderne, particolarmente nel campo terapeutico. Da un lato, si sono avuti sorprendenti progressi in biologia, igiene, chirurgia, biochimica e tecniche di laboratorio, con l'introduzione di strumenti perfezionatissimi, nuovi e potenti farmaci, e neutralizzazione di gravi malattie: dall'altro, e quasi per una polarità apparentemente