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Come ha osservato LAGACHE (1) i metodi che vengono impiegati nello studio della condotta umana sono: il metodo clinico, il metodo psicoanalitico, il metodo sperimentale.
Il metodo clinico si caratterizza in quanto usa prevalentemente l'osservazione fenomenologica, si ispira a principi unitari circa l'organismo vivente e si orienta verso la totalità delle reazioni di un essere umano messo a contatto con situazioni obiettive
Non solo all'inizio ma durante tutti i momenti della applicazione del metodo clinico l'operazione fondamentale che esso compie è la diagnosi in quanto i criteri ispiratori del metodo stesso sono essenzialmente pratici e terapeutici. Per il metodo clinico quindi in quanto metodo attivo, pratico la scienza non è che uno dei mezzi ausiliari.
In contrapposizione il metodo sperimentale non si chiede quale sia l'utilità della sua scienza, adopera tutti i mezzi che possono offrire la possibilità di indagare e comprendere i dati obiettivi che la fenomenologia offre alla indagine. Inoltre è basato su tecniche che permettono constatazioni rigorose o dimostrazioni precise e comunicabili che diano la possibilità di trasformare i dati sperimentali in espressioni scientificamente valide.
Per LAGACHE esiste, come si è visto, anche un terzo metodo quello psicoanalitico che pur possedendo caratteristiche metodologiche comuni al metodo clinico, se ne differenzia in alcuni punti essenziali.
Innanzitutto il modo di osservazione è differente; le sedute analitiche possono essere considerate infatti come dei “campioni” di durata uguale e frequenza generalmente uniforme, della condotta umana.
L'osservazione clinica tende il più possibile a favorire rapporti esclusivamente positivi tra medico e soggetto; il clinico si preoccupa infatti che si instauri il transfert positivo. Per il metodo psicoanalitico invece il rapporto transferale può instaurarsi nelle sue due opposte valenze di transfert positivo e di transfert negativo.