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Certi tipi di pazienti — costituenti un gruppo non omogeneo che comprende nevrosi di carattere, perversioni sessuali, stati psicopatici, ed altre forme ricche d'angoscia persecutoria e depressiva — realizzano una traslazione di carattere essenzialmente delirante. Dal loro trattamento emergono alcuni aspetti particolari, fra i quali tipica la risposta alle interpretazioni di transfert, le quali o appaiono loro prive di significato, oppure, anche se comprese, non conducono ad alcun risultato. Altre caratteristiche riguardano i sogni (di cui alcuni portano ad associazioni interminabili e nei quali non agisce altro che la difesa, mentre in altri il contenuto manifesto è il pensiero stesso del sogno), la difettosa capacità di simbolizzazione, l'“acting-out” violento, la tendenza ad adagiarsi nella dipendenza od a rifiutarla, una certa “assuefazione” all'analisi. All'origine di ciò pare esservi il rapporto con una madre infantile ed ansiosa.
Questi pazienti si differenziano dai nevrotici su di un piano qualitativo, per l'incapacità di realizzare una situazione di “come-se” in forza di meccanismi di separazione, negazione, isolamento, proiezione e ripetizione, e soprattutto per un difetto di integrazione fra l'Io e l'Es che va ricondotto a stadi assai precoci.
Questo delirio di traslazione copre nel paziente uno stato di cui egli ha bisogno e paura insieme, stato di non-differenziazione nel quale si fondono soggetto ed oggetto, pensiero ed azione, ed in cui si attua una identificazione primaria coll'analista. Ogni nuovo proporsi della realtà viene vissuto come una minaccia di annichilimento, ed induce condizioni di crescente tensione psichica passibili di sfociare in espressioni motorie impulsive, che possono giungere fino al suicidio.
Da tale “movimento” — e cioè dalla nuova situazione che per esso si determina nei rapporti coll'analista — può iniziarsi il superamento del delirio, attraverso una frattura dell'identificazione primaria e l'istituirsi di una identificazione sec