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L'Autore riferisce sulla analisi — terminata felicemente — di un uomo di oltre 73 anni, il quale a 72 aveva presentato uno stato psicotico acuto esitato in un delirio paranoide con depressione, ipocondria ed attacchi di collera cieca. La psicosi era stata scatenata da tre avvenimenti pressoché temporanei: 1) una visita fatta al figlio, studente in medicina a Londra (il paziente, d'origine ucraina e di razza ebraica, risiedeva in Rodesia), il quale gli era parso deludere le sue aspirazioni; 2) l'incontro col fratello minore — dopo molti anni di separazione -, che gli aveva riferito dello sterminio dei parenti ad opera dei nazisti, ponendolo così di fronte ad una realtà drammatica sempre denegata; 3) il timore che si scoprisse che egli era coinvolto in affari poco puliti, come era successo ad un suo vecchio socio: quest'ultimo fatto aveva dato l'avvio alle idee di riferimento e di persecuzione.
Il quadro psicotico risultò essere sostenuto da una inconscia paura della morte. A questo riguardo, l'analisi si svolse in tre fasi distinte:
Durante la prima, il paziente negava sia il timore della morte che il procedere stesso del suo invecchiamento, nell'inconscia speranza che l'analisi lo riconducesse alla giovinezza. A questo atteggiamento sottendeva la identificazione sia con una certa immagine infantile del padre (che lo nutriva e che lo amava, come lui provvedeva al largo benessere del figlio studente), sia col figlio, che rappresentava la illusione di potersi perpetuare nella sua immagine altamente idealizzata. L'ansia persecutoria veniva proiettata al di fuori della situazione analitica, su di una astrazione che rappresentava la inconscia immagine “cattiva” del figlio, mentre l'analista sosteneva il ruolo di onnipotente protettore.
Nella seconda fase, che iniziò in occasione di una vacanza dell'analista il paziente chiarì a sé stesso i propri sentimenti di privazione e di bisogno. L'elemento persecutorio si avvicinò al rapporto di traslazione, e la paura della morte si f