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In base alla constatazione delle strette connessioni esistenti tra la comparsa del Super-Io e l'evoluzione delle relazioni oggettuali, l'a. dirige l'attenzione su i primitivi stadi dell'organizzazione della personalità che contribuiscono alla costituzione di questa istanza psichica. Per indicare tali prime fasi si parla di “primordia”, di nuclei, elementi primordiali dai quali viene formato il Super-Io. A tal proposito vengono prese in considerazione alcune manifestazioni del comportamento — proprie del primo e del secondo anno — che sono interpretate come indizi di specifiche strutture psichiche. In principio si tratta di modelli di comportamento di natura sia fisica che psichica. In seguito tali modelli concorrono alla formazione del Super-Io.
Ogni interferenza fisica di un adulto su un bambino, diretta sia ad inibire un'iniziativa di quest'ultimo sia a facilitare l'appagamento di un bisogno infantile, dà luogo a conseguenze nell'apparato psichico del bambino. Le relative ripercussioni, consistenti in frustrazioni o in soddisfazioni, contribuiscono allo sviluppo di tendenze dirette all'obbedienza o alla resistenza di fronte a comandi o proibizioni degli adulti. I comportamenti costituiti dall'obbedienza e dalla resistenza si possono considerare come segni di identificazioni con gli adulti che, talvolta, agiscono in accordo, “obbediscono” ai bisogni infantili e, talvolta, si oppongono, fanno resistenza ad essi. Si vede pertanto come un altro elemento primordiale che contribuisce alla formazione del Super-Io, sia costituito dalle identificazioni con azioni parentali. Tali identificazioni vengono interpretate come prototipi dell'Io ideale.
Oltre all'interferenza fisica dell'adulto sul bambino e alle identificazioni con azioni parentali, l'a. distingue un terzo elemento primordiale che occorre alla formazione del Super-Io: l'identificazione con l'aggressore. Il gesto dell'adulto che accompagna il “No” e che proibisce un determinato desiderio, una data iniziativa infanti