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Se la psicologia degli impostori ha già richiamato l'attenzione di altri psicoanalisti (K. Abraham, 1925, H. Deutsch, 1955), bisogna riconoscere che il confronto con la psicologia degli artisti appare non solo originale, ma anche fondato su solidi dati di fatto e innegabili affinità. L'artista, a differenza dello scienziato, non si propone, in modo esclusivo, la ricerca della verità e della corrispondenza delle sue produzioni con la realtà, ma tende piuttosto a suscitare determinate emozioni estetiche. Analogamente l'impostore può realizzare alcune sue latenti fantasie in modo da ottenere consenso, approvazione, ammirazione da parte di determinate persone. Alcuni impostori recitano date parti, rappresentano alcuni personaggi con un'abilità paragonabile a quella di acclamati attori, raggiungendo un alto livello artistico.
Un carattere comune tra l'impostore e l'artista è costituito dalla tendenza della personalità ad assumere aspetti molteplici. Questa tendenza alla doppia e alla multipla personalità facilita la capacità dell'artista ad identificarsi con vari personaggi ed a rappresentarli come attore o come autore. Nell'impostore la separazione tra le diverse personalità, tra le varie identificazioni, risulta, in genere, più netta di quella esistente nell'artista. In quest'ultimo vi è spesso la tendenza a conciliare e ad armonizzare le differenti identificazioni.
L'a. rileva come alcuni artisti siano stati più o meno consapevoli delle loro affinità con gli impostori. Si cita a tal proposito, tra gli altri, l'esempio di Goethe che andò a Palermo per visitare la famiglia del Conte Cagliostro, presentandosi con falso nome e false credenziali.
L'impostore soffre per un incompleto sviluppo dell'Io, difetti nella capacità di stabilire relazioni oggettuali, disturbi nel senso della realtà, deformazione del Super-Io associata ad un eccesso dì tendenze imitative. È soprattutto caratteristica la natura del confitto edipico, influenzata da forti fissazioni pregenitali. L'impostur