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La prima fondamentale tappa nello sviluppo infantile riguarda la integrazione della capacità del soggetto di distinguere il proprio Io dal mondo esterno. FREUD ha più volte affermato che la situazione di “totale indulgenza ambientale” in cui trovano soddisfazione tutti i bisogni dell'infante, tende inevitabilmente a far percepire le fonti della soddisfazione come parti dell'Io; non vi può essere quindi distinzione tra Io e mondo esterno qualora si realizzi in epoca infantile la totale saturazione delle richieste istintuali. La privazione, anche se parziale, è quindi condizione essenziale per lo sviluppo nell'infante della capacità di discriminazione dell'Io dall'oggetto. Le esperienze di privazione alternate a quelle d'indulgenza che l'infante percepisce pel tramite della nutrice costituiscono elemento fondamentale nella genesi dell'Io e in un certo senso della realtà.
HARTMANN (1) osserva che se la privazione parziale è condizione necessaria dello sviluppo dell'Io non è però sufficiente a stabilire la distinzione tra Io e mondo esterno, in quanto questa distinzione, legata alle caratteristiche cognitive e percettive della personalità dell'infante, dipende dalla maturazione di tutto il sistema percettivo. FREUD aveva già postulato che certe funzioni dell'Io possono avere una base biologica connessa allo sviluppo potenziale dell'individuo, è appunto questa concezione che HARTMANN (2) ha sviluppato , postulando un precoce indifferenziato psichico dal quale prende forma e si sviluppa l'Io; questa evoluzione dipende in parte dal conflitto tra impulsi istintuali e realtà, in parte da crescita autonoma, libera da conflitto. Nasce così la teoria dell'autonomia dell'Io proposta da HARTMANN e confermata da LAMPT DE GROOT, KRIS e LOEWESTEIN.