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XXI° CONGRES DES PSYCHANALISTES DES LANGUES ROMANES (Roma 7, 8, 9 aprile 1960)
Allocuzione introduttiva della Principessa A. TOMASI DI PALMA
Presidente della Società Psicoanalitica Italiana
La letteratura psicoanalitica ci rende conto della presa di posizione dei diversi autori per spiegare la crisi di spersonalizzazione e le ragioni per la quale essa si produce.
La rimozione dei fantasmi incestuosi e la loro ulteriore osservazione (SCHILDER); una punizione del voyeurismo infantile (SADGER); una erotizzazione del pensiero come difesa contro questo pensiero provocato da un Super-Io femminile (OBERDORIFER); la perdita di soddisfazioni libidinali, perdita della realtà e perdita dell'Io (direi piuttosto perdita di una parte del funzionamento dell'Io) (di NUNBERG), concezione classica che si riavvicina a quella di FREUD nella sua descrizione della fase iniziale delle psicosi. La stessa concezione si ritrova in FEDERN.
Queste due ultime teorie si riferiscono alla spersonalizzazione cronica. Non mi occuperò qui che delle crisi acute nel corso delle nevrosi.
La concezione di M. BOUVET può dividersi in due parti: 1) uno stato dell'Io, risultante da una frustrazione orale e 2) la crisi di spersonalizzazione “è la risultante di un conflitto che essa determina”. Certamente una concezione che si riavvicina di più illustra meglio quella di FREUD di un meccanismo di difesa, alla quale BOUVET aggiunge la convinzione che questo meccanismo si innesta su un Io danneggiato da frustrazioni orali. BOUVET ci parla di imago terrificanti che sorgono al momento della depersonalizzazione e che testimoniano di proiezioni aggressive e di disturbi di identificazione; di “molto violenti affetti ed emozioni pregenitali” per impiegare le sue proprie parole; ed è su questo che io vorrei ritornare.
Proporrei dunque per spiegare la crisi acuta di spersonalizzazione di dividere rigorosamente lo stato dell'Io primitivo dal conflitto rimosso posteriore. Per la terapeutica, è di questi conflitti che dobbiamo occ