You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Io desidero anzitutto rallegrarmi con il Prof. PERROTTI per la sua magistrale relazione e soprattutto, per quanto ci ha detto sul ruolo delle varie strutture e substrutture della personalità nella patogenesi della sindrome clinica della depersonalizzazione.
Vorrei riferire alcune osservazioni cliniche rilevate nella mia pratica terapeutica con pazienti affetti da depersonalizzazione, che mi sembra confermino i punti più importanti sui quali il prof. PERROTTI ha insistito nel suo lavoro, e precisamente il punto in cui egli parla di una scissione in senso longitudinale in seno all'Io e l'altro punto in cui egli constata la difficoltà di questi malati a passare attraverso il dolore e la sofferenza.
Io, infatti, ho fatto una lunga esperienza terapeutica con una paziente agorofobica, claustrofobica, ansiosa grave e depersonalizzata cronica, che dopo alcuni anni di trattamento si presenta oggi come una caratteriale bene adattata, passibile di progredire verso la guarigione.
La mia paziente aveva dietro di sé un passato veramente tragico e denso di avvenimenti traumatici. Questo passato, a parte il suo intrinseco valore patogenetico, acquistava, come cercherò di dimostrare, un particolare valore nel decorso della malattia, in quanto costituiva quello che io chiamerei il colloquio col mondo, di questa paziente che viveva in realtà immersa in un mondo persecutorio.
Le esperienze traumatiche eccezionali erano le seguenti: abbandono alla nascita in un brefotrofio, trasferimento a balia a 1 anno e dissenteria infantile a causa della cattiva alimentazione della balia, trasferimento presso una zia verso i due anni, grave ferita accidentale con operazioni multiple alla faccia verso i tre anni, trasferimento presso la madre vera verso i cinque anni, carattere eccezionalmente sadico della madre, morte rapida del padre dopo malattia iniziatasi con grave improvvisa emottisi notturna (alla quale la paziente ha assistito), emottisi della paziente all'epoca della prepubertà, seguita da tbc