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La relazione di PERROTTI, così densa di dati e di concetti teorici validi ed originali, mi ha stimolato a presentarvi un caso in cui i meccanismi da lui descritti - soprattutto la scissione longitudinale nell'Io e la negazione di conflitti ad un livello orale - appaiono in modo evidente e possono trovare una ulteriore delucidazione e chiarificazione.
Si tratta di un giovane di 25 anni, laureato in lettere, figlio unico, intelligente e colto, che soffre da 3 anni prima dell'Inizio dell'analisi di una inspiegabile, immotivata ostilità nei riguardi dei genitori, soprattutto del padre. Era diventato chiuso, irascibile, dominato da pensieri aggressivi contro il padre; si era chiuso in se stesso, si faceva cupo, non parlava - spesso si ritirava nella sua stanza - il tutto terminava in una crisi di pianto. Oppure discuteva per ore con i suoi, diceva di temere di impazzire, di sentirsi diverso, cambiato, si irritava, prendeva un vaso e lo sbatteva a terra o rompeva qualche sopramobile, prendeva a calci le sedie, e gli armadi. Ebbe solo una volta una vera esplosione con il padre, che egli trattò da delinquente - disse di odiarlo, lo malediceva perché era un farabutto - e lo colpì con uno schiaffo. La sfuriata durò due o tre ore. La sera stessa chiese perdono piangendo.
All'Inizio della psicoanalisi si vede che il p. soffriva di un'angoscia continua: è sentita ora come paura, ora come panico ed è strettamente legata alla rabbia e collera che sente contro il padre, tanto da arrivare a dichiarare che potrebbe ucciderlo.
Ricorda che quando era bambino i genitori hanno litigato, si sono picchiati, il padre voleva scacciare la madre, lui era al centro del litigio e per lui si conciliavano. Temeva sempre di perdere sia il padre che la madre. Il padre è descritto come autoritario litigioso; la madre più volte aveva detto di volersene andare - una volta minacciò di buttarsi dalla finestra. L'avvenimento però a cui egli attribuisce la più grande importanz