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Nella sua magistrale relazione dal titolo “Depersonalizzazione e rapporti d'oggetto”, BOUVET, riallacciandosi ad impostazioni e prospettive di indagine che già avevano dato i migliori frutti nello studio del rapporto oggettuale nelle nevrosi ossessive (presentato come rapporto al Congresso degli psicoanalisti di lingua romanza del 1953), ha portato un decisivo contributo sia al problema della classificazione dei quadri polimorfi della spersonalizzazione, sia al problema della specificità delle strutture psicopatologiche che si incontrano nei soggetti che presentano la spersonalizzazione come sintomo.
Il contributo al problema classificatorio, trascurando le forme di spersonalizzazione che si verificano in relazione a lesioni neurologiche a focolaio e le forme che si presentano nelle psicosi, consiste nell'aver definito tre quadri nosografici principali classificabili nell'ambito delle nevrosi:
le crisi di spersonalizzazione acute, che si verificano nel corso delle nevrosi. Quadri di questo genere sono di particolare rilievo nella clinica psicoanalitica, più che nella clinica psichiatrica. Può cioè verificarsi che durante la terapia psicoanalitica la progressiva analisi e il cedimento dei procedimenti difensivi che il soggetto ha adottato per difendersi dai conflitti profondi, conducano allo svilupparsi di crisi di spersonalizzazione. BOUVET ha rilevato queste crisi soprattutto in alcuni casi di nevrosi ossessiva, nel momento in cui l'analisi porta l'individuo a confronto dei nuclei conflittuali profondi. Le crisi di spersonalizzazione in questo caso sono appunto transitorie e preparano una nuova integrazione di tutta la personalità, al punto da poter essere considerate come crisi che preparano la soluzione della nevrosi stessa.
La nevrosi di spersonalizzazione, che ricopre quadri in cui il sintomo predominante è la crisi di spersonalizzazione, che si ripete in momenti particolari di conflitto, con contenuti fenomenologici tipici. Tale quadro potrebbe essere confrontato