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Ho tentato in un lavoro precedente (2) di isolare nel comportamento del soggetto in analisi l'aspetto ad esso peculiare, di regressione narcisistica, proprio della situazione analitica e ho tentato di separarlo dal transfert storico, essendo — a mio avviso — questi due fenomeni di natura essenzialmente pregiudiziale per lo sviluppo del processo analitico, motore energetico del trattamento. Quanto al fattore transferenziale, nei suoi riflessi oggettuali e storici, al quale riservo la qualifica di transfert, esso s'innesta in questo processo fondamentale, che ne è indipendente, presentandosi per così dire autonomo. Isolare questo fattore specifico corrisponde alla necessità stessa di renderne possibile lo studio senza che con ciò io intenda minimamente trascurare e minimizzare l'importanza del transfert storico. Mi sembra invece che, contenendolo nei suoi limiti, io contribuisca ad una maggiore delucidazione del concetto stesso di “transfert”. Questo dovrebbe infatti, implicare solamente ciò che intercorre fra l'analizzato e l'analista: cioè gli atteggiamenti del paziente connessi alla sua storia; mentre, in realtà, lo si estende a tutto ciò che la situazione analitica induce nel comportamento dell'analizzato verso l'analista che è libero di ricercarne, a cose fatte, le giustificazioni storiche, per altro ipotetiche e spesso discutibili e discusse. Come avevo precisato, la regresssione narcisistica creata dalla situazione analitica riprodurrebbe ciò che il soggetto ha vissuto di alcuni aspetti della vita prenatale. Sicché anche quando ritroviamo un modello alla