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Nel Convegno tenutosi qui a S. Giorgio nel luglio scorso, a conclusione della prima Conferenza Internazionale sull'informazione visiva, il Prof. Cohen Séat ha affrontato il problema del sesso nel cinema in un modo particolare.
Diceva Cohen Séat: È ben comprensibile, data la importanza che le questioni sessuali hanno nella vita degli uomini, che il cinema assuma a proprio oggetto anche situazioni sessuali (entro i limiti, s'intende, della decenza), e sarebbe espressione di un moralismo eccessivo e ingiustificato lo scandalizzarsene. Tuttavia, a questo mondo, e per la vita degli uomini, non vi è il sesso soltanto. E si deve pur convenire che la produzione cinematografica contemporanea non rispetta le proporzioni. Esiste una evidente inflazione del sesso in questa attuale produzione cinematografica, ed essa è come tale ingiustificata.
Il ragionamento sembra molto obbiettivo e sereno. Tuttavia esso contiene a mio parere un errore di impostazione.
Evidentemente non si può esigere che la rappresentazione cinematografica della vita umana rispetti le proporzioni della reale distribuzione delle varie attività degli uomini. Gli uomini dedicano, nel corso della loro vita, da un quarto a un terzo del loro tempo al sonno. Col criterio delle proporzioni matematiche in ogni film ci dovrebbe essere una ventina di minuti dedicata alla rappresentazione di individui dormienti. La cosa non ha alcun senso.
Ciò che ci dobbiamo chiedere invece è che cosa lo spettatore comune si attenda di vedere al cinema, e perché egli se lo attenda. Questa mi sembra sia la questione pregiudiziale.
Dicendo lo spettatore comune, intendo riferirmi agli individui normali, con esclusione naturalmente di certi tipi particolari di spettatori.