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Secondo la concezione di Freud (1) l'adattamento individuale può realizzarsi in due modi: mediante modificazioni che l'essere vivente opera sull'ambiente circostante impiegando vari strumenti idonei, oppure mediante modificazioni appropriate realizzabili entro l'ambiente del proprio sistema psicofisico. Freud usa per i primi la denominazione di cambiamenti alloplastici, per i secondi di cambiamenti autoplastici.
Apprendere ad agire in modo alloplastico è certamente uno dei compiti più impegnativi della evoluzione umana anche se, come ha osservato Hartmann (2), l'azione alloplastica non sempre è non adattativa.
Le modificazioni in senso auto od alloplastico possono essere, inoltre, in rapporto tra loro, nel senso che l'azione umana adatta, in un primo tempo, l'ambiente alle caratteristiche individuali per poi, in un secondo tempo, indurre cambiamenti autoplastici in funzione della ulteriore immodificabilità della realtà. Esistono cioè cambiamenti autoplastici che si realizzano anche in funzione della impossibilità di produrre cambiamenti alloplastici.
Oltre a questi due tipi di modificazioni ne esiste un terzo, descritto da Hartmann (2), mediante il quale l'individuo sceglie un nuovo ambiente più vantaggioso al proprio condizionamento.
Fino ad ora la psicoanalisi ha messo in rilievo quanto possa essere di disturbo, per l'equilibrio individuale e per l'adattamento dell'individuo al mondo esterno, il principio del piacere; ciò ha portato senza alcun dubbio a sottovalutare il significato che il principio del piacere assume nel determinare il dominio sul mondo esterno. Ci è noto (Freud 1911-1925) (4-5) in che modo ed entro quali limiti il principio di realtà sostituisca e modifichi il principio del piacere. È però poco chiaro, come ha osservato Hartmann (3), in che modo ed