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Nel presente lavoro intendo prendere in esame le principali concezioni psicoanalitiche formulate a proposito dei deliri che compaiono nelle psicosi, allo scopo di ricordare opinioni e punti di vista che sono spesso trascurati dalla psichiatria ad indirizzo esclusivamente organicista.
Gli studi psicoanalitici sui deliri iniziano con l'analisi che Freud (1) effettuò sul materiale fornitogli da note autobiografiche di un paranoico contenute in un libro pubblicato dal malato stesso in una fase della malattia durante la quale, raggiunto un certo equilibrio, egli aveva potuto essere reinserito nella vita sociale. Questo lavoro di Freud è una dimostrazione del fatto, già in precedenza da lui sospettato ed affermato, che il materiale inconscio (impulsi, conflitti ecc.) che sta alla base di alcune psicosi, non è sostanzialmente diverso da quello delle psiconevrosi. Psicosi e nevrosi non si differenziano per un diverso substrato inconscio, ma per il modo con il quale il soggetto reagisce alle situazioni insopportabili aventi radice nell'inconscio. Da questo studio riceve nuova luce anche il problema specifico di una entità morbosa particolare: la paranoia. Freud infatti descrive i caratteristici meccanismi della proiezione e indaga gli stretti rapporti tra paranoia e omosessualità, che già erano stati affermati da Abraham (2).
Ida Macalpine (3) ha mosso alcune critiche a questo studio di Freud. Essa afferma infatti che il materiale inconscio che sta alla base di alcune psicosi