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Nella psicoanalisi vengono, come è noto distinti due aspetti, quello terapeutico e quello della ricerca psicologica che consente di individuare il significato dei sintomi, di studiare i relativi meccanismi genetici e le leggi che regolano l'attività mentale. Indagare i meccanismi di formazione dei disturbi e, in genere, della situazione psichica attuale, equivale a cercare di identificare e discriminare le esperienze che hanno influito sullo sviluppo individuale in senso sfavorevole-patogeno e in senso favorevole. Il carattere patogeno, negativo di determinate esperienze appare connesso non tanto alla situazione esterna che le ha provocate, quanto all'organizzazione psichica, al grado di maturazione mentale esistente all'epoca nella quale esse si sono presentate. Esperienze relativamente simili (come distacchi, frustrazioni, privazioni, sistemi educativi eccessivamente severi etc.) danno luogo a conseguenze assai diverse secondo l'età e il grado di maturazione psicosomatica del soggetto.
Si pone ora il seguente problema. Entro quali limiti le norme igieniche, possono, in alcuni casi, controllare il valore patogeno di quelle esperienze che la psicoanalisi indica come nocive? Gli educatori e gli insegnanti di norme igieniche, psicoanaliticamente orientati, possono, talvolta, essere in grado di evitare la realizzazione di esperienze che la psicoanalisi ha riconosciuto come sfavorevoli. Se è stato impossibile risparmiare l'esperienza nociva, lo psicoigienista può, almeno, osservare e controllare i relativi risultati, cioè il grado di pericolosità.
Il presente lavoro si propone di esaminare come questi due compiti, quello profilattico tendente ad evitare esperienze sfavorevoli e quello della ricerca scientifica (consistente nell'osservazione e nel controllo dei risultati di quelle esperienze patogene che non è stato possibile evitare) risultino realizzabili nell'ambito dell'organizzazione scolastica.