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I processi psichici preconsci sono raramente nominati nei recenti lavori psicoanalitici anche quando ne vengono posti in discussione i principi fondamentali (Alexander, 1948). In pubblicazioni non derivate dalla esperienza psicoanalitica, le accezioni psicoanalitiche del termine “preconscio” vanno addirittura completamente perdute.
Ciò non sarebbe rimarchevole né meriterebbe commento se non fosse che, nell'ambito della psicologia dell'Io, alcuni aspetti dell'attività psichica preconscia sono stati studiati con maggiore cura e più frequentemente di quanto sia mai avvenuto precedentemente nella storia della psicoanalisi: infatti l'ultima formulazione di Freud su questo argomento dice: “…quella parte dell'Io che comprende soprattutto i processi intellettuali ha la qualità di essere preconscia” (1939, pag. 42).
Le influenze reciproche tra sviluppo della psicologia dell'Io e sviluppo della tecnica terapeutica hanno portato ad un aumento dell'interesse per le strutture psichiche che non fanno parte dell'inconscio e per alcuni aspetti del comportamento, nonché ad un orientamento sul modo di manipolare terapeuticamente i tramiti esistenti tra materiale inconscio e preconscio. Concetto talvolta troppo rigidamente formulato, ma sempre della massima importanza.
Espresso sinteticamente questo concetto suggerisce di dilazionare l'interpretazione finché ciò che deve essere interpretato non sia quasi alla coscienza, cioè non sia diventato preconscio (Freud 1939). Si potrebbe obbiettare che questo esempio tratto dalla tecnica psicoanalitica, conferma che il nostro interesse per i processi preconsci non è “spontaneo” o indipendente, ma che questi