You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questo titolo suggerisce da sé due considerazioni:
Che esista un grado diverso di gravità fra le nevrosi e la psicosi.
Che esista un grado diverso di perdita della realtà fra le due malattie.
La psicosi è veramente una malattia più grave della nevrosi?
Arieti (1 p. 419) scrive: “La parola psicosi, non solo indica la gravità attuale o potenziale del disturbo (una gravità alla quale possono giungere certe nevrosi), ma sottolinea inoltre il fatto che… lo psicotico non solo non combatte la sua malattia, come invece fa il nevrotico, ma addirittura vive in essa”.
Tuttavia, quanti non sono i nevrotici, e non solo i nevrotici del carattere, che vivono senza riconoscere né combattere la propria malattia? Quanti nevrotici non considerano “l'ambiente uno scenario sul quale rappresentare i propri conflitti?” (7 p. 506).
Arieti afferma che “i nevrotici sono suscettibili per lo meno di un adattamento parziale alle istanze sociali, mentre gli psicotici non hanno questa possibilità” (1 p. 420).
A parte il fatto che questo adattamento parziale può in certi casi, per delle brusche ed impreviste manifestazioni nevrotiche, risolversi in uno svantaggio per la società, quanti paranoici ancor meglio adattati di certi nevrotici alle istanze della società, non circolano liberamente in essa?
“Il termine ‘schizofrenia’ - scrive Fenichel (7 p. 415) - si applica a tante cose diverse, che non ha più nessun valore neanche ai fini della prognosi. Esistono episodi schizofrenici transitori in persone che, per quanto risulta dal loro comportamento, stanno bene sia prima che dopo queste perturbazioni; ed esistono delle psicosi gravi che degenerano in una demenza permanente. Per questo, alcune volte, si è fatta una distinzione fra episodi schizofrenici e processi psicotici maligni.”