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Emilio Servadio ha raccolto sotto questo titolo, in un volume, (1) centosedici articoletti o note, a commento dei più svariati argomenti di cui in questi ultimi anni l'opinione pubblica, attraverso le notizie di giornali o altri mezzi di informazione, ha avuto occasione di interessarsi.
I commenti sono naturalmente svolti dal punto di vista psicologico, o più esattamente dal punto di vista di quella psicologia che Servadio professa, e che si ispira fondamentalmente, anche se non esclusivamente, alla dottrina psicoanalitica. Essi sono disposti secondo l'ordine alfabetico dei titoli, i quali sono concisamente espressi per lo più con un solo vocabolo. Cosicché il libro ha l'aspetto di una piccola enciclopedia.
Come ogni enciclopedia, anche questa non vuol essere letta tutta di un fiato, ma va centellinata: di volta in volta scegliendo la voce che particolarmente interessa, o su cui si appunta al momento l'attenzione del lettore.
Servadio è uomo colto e scrittore garbato, e le sue osservazioni sono generalmente esposte con equilibrio e moderazione, tanto che è appena avvertibile quel difetto che in genere hanno tutti i libri scritti da noi psicoanalisti, del continuo sottolineato e pedantesco riferimento ai capisaldi della nostra dottrina ed alla grande autorità di Sigmund Freud.
L'opera vuol interessare un pubblico vasto ed ha dunque intenzioni divulgative, e la trattazione di ogni argomento è costretta nei limiti di una conversazione di non più di dieci minuti.
Ciò spiega come talora Servadio, nell'intento di illustrare i caratteri più generali e più comuni di determinati comportamenti umani, proceda un poco astrattamente, fissando classi di persone - siano essi i divi o i digiunatori, gli alpinisti o gli automobilisti - in cui dovrebbe agire un unico tipico meccanismo psicologico, mentre è ovvio che al di sotto di eventuali aspetti comuni,