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Il concetto di personalità abnorme presuppone quello di “personalità” che è il frutto di elaborazione recente. L'influenza della filosofia, e segnatamente delle dottrine cartesiane sulla concezione dualistica dell'uomo, ha allontanato la ricerca scientifica dallo studio della personalità umana nella sua unità e totalità vivente (2).
La considerazione biologica distinta da quella psicologica, e più ancora lo studio psicologico delle funzioni dell'apparato psichico quali attività giustapposte e disparate, come la coscienza da un lato e la volontà dall'altro (vuoi la capacità di intendere e la capacità di volere che ne rappresentano i riflessi) non davano ragione delle strutture globali della personalità. E di ciò si ha una prova nella scarsa utilità delle ricerche unilaterali condotte dall'antropologia criminale nello studio del delinquente.
Solo da qualche tempo si è imposta all'attenzione degli studiosi l'indagine della personalità umana come unità inscindibile, risultante dalla integrazione di una molteplicità di parti e di funzioni, le quali si inglobano in un tutto che le riassume in sé e le armonizza (3).
Come viene messo in rilievo da vari ricercatori, la enunciazione di tratti cosiddetti caratteriali del comportamento umano, non acquista valore significativo se non in rapporto a una determinata strutturazione complessiva.
È la struttura della personalità nel suo complesso che conferisce un significato psicopatologico, a quei tratti (4).