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Nella sua originaria accezione il termine “difesa” (lat. defensa) include il concetto di ostacolo, barriera, limite ed anche, ma non necessariamente, quello di “attività” diretta a proteggere un bene da un danno o a rintuzzare un'offesa. L'uso del termine “difesa” nel linguaggio psicoanalitico involge invece un significato specificamente dinamico di forza attiva contrapposta a un impulso, a una tendenza.
L'idea freudiana di una contrapposizione di forze “che si inibiscono l'una con l'altra, si combinano o entrano in compromesso tra loro alla base della vita psichica” (2) è strettamente connessa con le acquisizioni della fisiologia al tempo di Ernst Bruecke (fisiologo e maestro di Freud) e con le ricerche della scuola di Helmotz (3) che contribuirono alla prima formazione scientifica del fondatore della psicoanalisi (4).
Già da epoca anteriore, la fisica speculativa aveva concepito l'universo come un organismo formato da forze e attività organizzate in eterni conflitti, in polarità, di cui la mente umana doveva rappresentare necessariamente un riflesso. Scienziati e uomini di cultura ritenevano che la vita biologica e la organizzazione stessa della materia obbedissero ad una dialettica della natura, intesa - nel senso già delineato ab antiquo da Eraclito - come espressione armonica di una fondamentale opposizione di contrari.