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È noto che le manifestazioni aggressive sono state considerate per lungo tempo da Freud come componenti della sessualità, specie con riferimento alle fasi pregenitali di questa, destinate ad impastarsi con la libido a livello genitale e ad esserne neutralizzate. Questa formulazione si è resa però sempre meno accettabile soprattutto per la sua inadeguatezza a spiegare molteplici dati emersi dagli studi clinici. Lo stesso Freud - come è noto - finì per ammettere una origine autonoma agli impulsi distruttivi, configurando due protoenergie psichiche, elaborate da una dualità di istinti. Tuttavia, i rapporti tra struttura e funzionamento dell'apparato psichico nelle due successive costruzioni freudiane, e l'esistenza di due distinti impulsi primari - di natura libidica ed aggressiva - non risultano sempre chiari.
Una serie di scritti di H. Hartmann, dovuti in parte anche alla collaborazione con E. Kris e R. Loewenstein, è appunto dedicata allo studio di tali rapporti e di un insieme di problemi riguardanti l'aggressività.
Hartmann premette una considerazione di carattere epistemologico: Freud nel formulare l'ipotesi di due impulsi primari - di vita e di morte - ne determina contemporaneamente il significato biologico, collegandoli a due specifici istinti - l'istinto di vita e l'istinto di morte. Da ciò dipenderebbe la difficoltà a coordinare le precedenti proposizioni metapsicologiche ed a formulare nuove proposizioni analizzabili e verificabili sulla base dei dati empirici tratti dalla osservazione clinica e dalla ricerca biologica, psicologica e genetica. Sulla scorta di tale considerazione si presenta naturale il problema della opportunità di studiare gli impulsi aggressivi senza partire dall'ipotesi di Freud secondo la quale le manifestazioni di aggressività rivolte contro il mondo esterno debbono necessariamente considerarsi espressione dell'esteriorizzazione dell'istinto di morte. Per Hartmann tale indagine è non solo possibile, ma indispensabile; suo punto di parten