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Per fornire un contributo alla teoria della tecnica psicoanalitica, partiamo dalla difesa a cui ricorre il paziente e dalla risposta che adotta il suo medico. Hoffer (24) descrisse il processo difensivo nel modo seguente: “Nel reciproco rapporto di transfert sul quale poggia la situazione analitica, ha luogo una specie di continuo adattamento tra i partners. Molto probabilmente si giunge ad un adattamento dell'organizzazione di difesa del paziente alla situazione analitica e ad accettare l'idea di essere analizzato. L'analista partecipa volentieri a questo processo, dato che è ansioso di vedere, non solo la difesa del paziente in una prospettiva storica, ma anche come la difesa si svolga quando è in atto”.
Il metodo logico per studiare la difesa del paziente quando è in atto consiste nel tener presente la nostra risposta a questa difesa, che immancabilmente si rivolge, quale resistenza dell'Io, verso di noi. Anna Freud (9) disse nel 1953: “Nelle vicissitudini dell'agire degli analisti, nel loro procedere tecnico, possiamo trovare nuove chiavi per lo studio sistematico di strutture di carattere e di personalità. Tali fatiche giovano piuttosto ad approfondire il nostro lavoro che non ad ampliare solamente il nostro campo di attività”. Naturalmente queste parole non valgono solo per nuovi empirici tentativi di “procedimento psicoanalitico”, ma anche per il comportamento del singolo analista nell'ambito delle regole tecniche attualmente in uso.
L'Io, mentre resta temporaneamente eliminato nella tecnica della esplorazione ipnotica, non tacerà a lungo nella nostra. Non appena, dopo l'accordo sulla regola analitica fondamentale, i derivati dell'Es premono verso la coscienza, l'Io si difende, per usare le parole di Anna Freud (8), “contro la tolleranza — illecita — che gli viene imposta e si frappone con qualcuno dei