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Oggetto della presente comunicazione è l'esame alla luce dei recenti sviluppi della dottrina psicoanalitica, di problemi particolari attinenti alla formazione del carattere e dei sintomi. Questi sviluppi prendono le mosse dall'ipotesi strutturale e dalla nuova teoria che concepisce l'angoscia come “segnale di allarme”. Il moderno quadro delle configurazioni teoretiche della dottrina psicoanalitica assegna un significato del tutto particolare al ruolo del conflitto intrapsichico. Esso si basa sulla interazione nella psiche di tendenze contraddittorie. Queste tendenze costituiscono delle attività mentali caratteristiche le quali possono essere raggruppate secondo le loro specifiche funzioni. In effetti, secondo questa ipotesi le istanze psichiche sono definite dalle soluzioni che ad esse vengono attribuite. Le modalità comportamentali coerenti, a carattere ripetitivo, organizzate e generalmente suscettibili di previsioni, le quali caratterizzano queste attività psichiche, ci permettono di considerare l'Io, l'Es ed il Super-Io, come “strutture mentali”.
Si tratta beninteso di strutture nel senso squisitamente funzionale. Allorquando la interazione di forze contrapposte viene armoniosamente integrata (grazie all'attività dell'Io) è estremamente difficile, se non addirittura impossibile, stabilire i limiti delle differenti strutture costitutive dell'apparato psichico (ANNA FREUD, 1936).
Per contro le situazioni caratterizzate da un conflitto intrapsichico acuto, mettono in piena luce la differenziazione esistente tra l'Io, l'Es ed il Super-Io.
Determinate entità patologiche quali l'isteria, rivelano in maniera stupefacente la separazione funzionale tra l'Es, da una parte, e l'Io e il Super-Io dall'altra; altre entità, come la depressione, possono illustrare la separazione funzionale tra l'Io ed il Super-Io. E in effetti è stato proprio l'esame penetrante delle acquisizioni cliniche di questo tipo che ha indotto FREUD (1923) a rivedere la sua dottrina genetica della psiche o