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Invitato a presentare un lavoro d'insieme sull'antisemitismo davanti ad un pubblico tedesco, mi è sembrato che questo problema, quale punto d'incontro della psicologia individuale e collettiva, interessi numerosi aspetti della vita psichica, e può essere perciò affrontato da vari punti di vista fra cui dobbiamo fare una scelta. Noi tenteremo di studiare qui il problema dell'antisemitismo alla luce dei concetti psicoanalitici fondamentali, senza avere la minima pretesa ben inteso di fare uno studio completo del problema, di cui esporrò qui soltanto un breve saggio.
Rinunzierò così all'esame di intere categorie di dati non avendo esse a mio parere quella validità specifica che, unica, ci dovrebbe guidare.
Io penso, per esempio, che gli argomenti sociologici, politici, economici, etnografici ecc. quantunque presentino un certo interesse per la spiegazione di certi aspetti superficiali e limitati delle manifestazioni dell'antisemitismo, sono dal nostro punto di vista del tutto insufficienti; la notevole costanza e la continuità con la quale il fenomeno riappare periodicamente malgrado i cambiamenti radicali dei fattori ritenuti responsabili (progrom zaristi, caso degli assassini in blusa bianca del regime staliniano, misure antisemitiche attuali delle democrazie popolari, per es.) mostrano in effetti sufficientemente che questi fattori possono avere solo il valore di una razionaliz-zazione o di epifenomeni, o che le stesse cause invocate appaiono soltanto come conseguenze di fattori più antichi o di fattori psicologici più profondi.
Dissento anche dalla concezione di SHENTOUB (2) che incrimina una “certa