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Il concetto di psicoterapia si è andato via via precisando in tempi recenti, anche se la pratica psicoterapica — più o meno disimpegnata, più o meno inconsapevole — è esistita sin da quando si è pensato di poter giovare alla salute del corpo o della mente dell'uomo con mezzi non fisici. Allorché in epoche antiche si consigliava alla persona in pena di consultare l'oracolo di Delfi, o quando ancora ai giorni nostri, lo stregone africano borbotta parole misteriose accanto al giaciglio di un ammalato, si trattava — o si tratta pur sempre — di psicoterapia in senso lato. E nelle nostre società moderne e civili, quando un amico dice all'altro: “Vieni con me a fare una gita in macchina, e vedrai che ti passano le lune”, effettua una sorta di psicoterapia semplice ed elementare.
Ma come il molieresco Monsieur Jourdain non faceva, tutto sommato, della vera “prosa” quando semplicemente parlava, così chi da un consiglio, o rivolge un conforto, fa della psicoterapia per modo di dire. La sua azione, cioè, è altrettanto lontana dal piano della psicoterapia scientifica quanto la cosiddetta “prosa” di Monsieur Jourdain è lontana da quella di uno Stendhal, o di un Flaubert.