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Lo scorso giugno ha avuto luogo in Milano, nella nuova sede dell'Istituto Italiano di Psicoanalisi, il periodico Convegno scientifico degli psicoanalisti italiani, chiamati quest'anno a discutere sul significato e l'utilizzazione dei sogni di progresso e di regresso nella terapia analitica, oggetto di un rapporto della dott.ssa Anna Maria Muratori diffuso in precedenza.
Dopo brevi espressioni di saluto ai convenuti, il dr. Veltri, eletto alle funzioni di moderatore, apriva i lavori con la seguente premessa introduttiva:
Nel prezioso saggio di tecnica (scritto nel lontano 1912) “Handhabung der Traumdeutung in der Psychoanalyse” (Maneggiamento della interpretazione del sogno in psicoanalisi) Freud fornisce testimonianza della utilizzazione che egli faceva dei sogni dei suoi pazienti.
Per altro, lo stesso Freud nei suoi primi scritti sul sogno aveva messo in evidenza come il trattamento analitico riportasse alla ribalta — anche nei sogni — i fattori di problemi profondi rimobilitati dalla analisi. Egli aveva anche scritto che “il sogno è la via regia per la conoscenza dell'Inconscio”, e che “il sogno è lo strumento più sicuro per indagare il rimosso”.
Ma nel saggio del 1912 vi è qualcosa di più: cioè viene assegnato al sogno un ruolo nel dialogo tra analista e paziente; viene riconosciuto — in altri termini — che il sogno è uno dei modi di espressione del transfert.
Freud, nel lavoro cui ho fatto cenno, prende in considerazione due tipi di sogni nei quali — a suo parere — si ripercuote, in un modo o nell'altro, la situazione analitica e cioè:
Un primo tipo che abbraccia i cosiddetti sogni di dipendenza o di attestazione, il cui contenuto — scrive Freud — risponde, per così dire, a un atto di amabilità del paziente, il quale attua o ripete nel sogno le interpretazioni a lui prospettate nelle sedute precedenti, dimostrando di averle accolte come buoni suggerimenti messi in atto nel sogno (sogni-regalo, dunque!).
Un secondo tipo nel quale — egli scrive — i sogni camminano più ra